Realizzare e vendere le proprie opere d'ingegno creative

Pubblicato il da assoautori

Realizzare opere d'ingegno creativo, esporle e venderle direttamente per l'autore non è una professione tranne per quelle realizzate con abitualità per pubblicità commerciale, per l'industria cinematografica, per opere architettoniche. In breve, l'artista può scegliere liberamente di svolgere sempre in quanto persona fisica dotata di codice fiscale la propria attività intellettuale e artistica. L'artista a propria discrezionalità e convenienza potrebbe decidere di aprire un'associazione o un'attività professionale con partita iva o creare un impresa commerciale o artigianale ma per lui non vi è mai un obbligo a riguardo senza configurarsi mai "lavoro nero".

 

Non essendo una professione, non rileva la sua abitualità o meno in quanto per arti e professioni si intendono le professioni (albi professionali e le arti destinate a pubblicità commerciale, industria cinematografica e opere architettoniche) vedi art.5 comma 1 del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633 (legge IVA). Tale interpretazione è sostenuta anche dalla relazione sui diritti d'Autore dell'Agenzia delle Entrate della Toscana a pagina 18,  punto 6, ratio dell'esclusione dall'Iva dei diritti d'autore. Infine l'atto di vendere una propria opera per un artista non può essere confuso nemmeno con il commercio ai sensi del D.Lgs. n.114 del 31/03/1998 art.4, comma 2, lettera H e di conseguenza con l'artigianato.

 

L'articolo 2 della Legge n.399 fa un elenco delle attività umane che a prescindere dalla creatività (concetto astratto e opinabile che potrebbe essere quindi usato per limitare i diritti umani o con fini di censura) godono di queste tutele indipendentemente dal loro contenuto, dalla tecnica, dalla forma di espressione, dal fatto di essere commissionati o meno.

 

Avvalersi di questi diritti è un diritto originario che nasce con la creazione dell'opera e non è subordinato ad alcuna formalità ai sensi dell'art.5 comma 2 della L.399 del 20 giugno 1978.

 

Anche in ambiti artistico-professionali non diretti a pubblicità commerciale, industria cinematografica o opere architettoniche le cessioni di opere di ingegno creativo da parte dell'autore restano tutelate dalle normative sulle opere d'ingegno creativo. Il ministero delle Finanze ha precisato il 20.1.1996 che derivano redditi qualificabili come cessione di diritti d'autore, quando ricorrano tutte le condizioni indicate dal codice civile quindi anche dalle sue leggi speciali e sia provato da contrattazione scritta.

 

A tal riguardo, se l'autore svolge la propria opera senza alcuna partita iva, la contrattazione scritta e la certificazione dei compensi dovranno essere rilasciati dal committente o acquirente in quanto l'autore privato è esonerato da qualunque formalità. In questo caso si configura reddito assimilato di lavoro autonomo (cioè non è un lavoro automo con partita iva ma và inserito in dichiarazione nella stessa sezione). Questa condizione si verifica quando la cessione la effettua direttamente l'autore su proprie opere e non nell'esercizio di imprese commerciali.

 

Qualora invece l'autore debba cedere una propria opera senza i diritti d'autore, di fatto ne perde anche parte dei diritti patrimoniali mentre il suo nuovo possessore viene arricchito senza giusta causa: in questo caso la somma percepita dall'artista è indennizzo per l'ingiustificato altrui arricchimento.

 

Infatti un autore con solo codice fiscale non è obbligato a rilasciare alcuna documentazione in relazione alle cessioni delle proprie opere come risulta da D.M. del 21/12/1998 e dalla L.n. 413 del 30/12/1991 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.300 del 22/12/1992.

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